La profezia che si autoavvera.

Come aspettative e credenze contribuiscono a “creare” la nostra realtà.

Le profezie che si autoavverano sono un interessante fenomeno tale per cui le nostre credenze e aspettative finiscono per influenzare fortemente i nostri comportamenti e dunque ciò che ci accade. Oggi parleremo solo di alcune delle sfaccettature di questo interessante fenomeno, che è molto complesso. Spiegato in altre parole questo fenomeno si ha quando siamo convinti che le cose andranno in un certo modo e la nostra “profezia” finisce per avverarsi.
Ma questo non avviene perché siamo dei bravi indovini! La nostra realtà si dispiega e si modifica ANCHE1 in funzione di ciò che abbiamo immaginato sarebbe accaduto, a tal punto da farlo accadere davvero. Le credenze e le aspettative rispetto al futuro hanno dunque un impatto diretto sul nostro presente. Noi possiamo applicare al futuro pensieri positivi e negativi, alimentando in questo modo un maggiore ottimismo o un pensiero “catastrofico”. Di conseguenza determiniamo il nostro atteggiamento mentale che influenzerà il nostro comportamento e potrebbe portarci di volta in volta verso un successo o un fallimento.

Le profezie che si autoavverano hanno risvolti interessanti per quanto riguarda  le nostre relazioni con gli altri.
Immaginiamo ad esempio una persona che vive le sue relazioni, di coppia e amicali, con una forte paura dell’abbandono. Giorno dopo giorno si convince che non è abbastanza per l’altra persona e che prima o poi questa si allontanerà. Magari già in passato si è verificata questa eventualità, il che non fa che confermare la profezia: “resterò solo/a”. Molto probabilmente la persona farà di tutto per evitare l’abbandono e potrebbe mettere in atto dei comportamenti difensivi, ad esempio: continua richiesta di rassicurazione, manipolazione, aggressività, ecc.
Questi comportamenti, se messi in atto con una certa costanza, si riveleranno controproducenti. L’altra persona, infatti, reagirà a questi comportamenti arrivando a mettere in discussione la relazione: potrebbe sentirsi controllata e percepire la mancanza di fiducia, ma anche “caricata” della responsabilità di far sentire l’altro sempre importante. Potrebbe allora arrivare effettivamente ad allontanarsi dalla relazione.

Ma…le profezie possono essere usate a proprio vantaggio!
Possiamo agire sulle nostre aspettative e credenze, modificandole. Possiamo scegliere di cambiare, per quanto sia difficile! Il meccanismo circolare che abbiamo appena visto può assumere le caratteristiche di circolo vizioso, se lo riferiamo all’esempio visto prima, della persona con paura dell’abbandono. Ma è possibile far sì che si instauri invece un CIRCOLO VIRTUOSO.
Una possibilità è quella di agire “come se”. Questa tecnica è ad esempio usata nell’ambito della Psicoterapia Breve Strategica, sviluppata in Italia da Giorgio Nardone.

Immaginiamo di essere persone estremamente timide, che a volte si inibiscono in situazioni di interazione sociale. Andiamo ad una festa, temiamo di non piacere e ci mettiamo in disparte. Potrebbe capitare che gli altri non si avvicinino per parlare con noi perché pensano che non vogliamo compagnia o perché frenati dal nostra “chiusura”. Risultato? Passiamo la serata da soli. Come ci sentiamo dopo? Potremmo pensare che non siamo bravi nelle relazioni o che non siamo abbastanza interessanti per gli altri.
Questo esempio appare sicuramente troppo semplicistico ed estremo, ma potrebbe essere capitato a molti di noi di trovarci in una serata con amici di amici e aver fatto fatica ad inserirci nella conversazione poiché temevamo di risultare noiosi o antipatici; e abbiamo passato una mezz’ora in silenzio, sentendoci in parte “inadeguati”. Situazioni del genere capitano continuamente e non solo ai più timidi! Vediamo come può aiutarci la tecnica descritta sopra.
POSSIAMO AGIRE COME SE FOSSIMO:

  • Sicuri di noi stessi
  • Sicuri che andrà bene
  • Sicuri  che saremo capaci di gestire una relazione (coppia, amicizie, ecc)
  • Sicuri che ce la caveremo nella situazione che ci aspetta (esame, progetto di lavoro)

Questo non vuol dire cercare di rinnegare ciò che si è o non essere se stessi. Per ciascuno di noi è importante imparare a conoscersi, accettarsi e apprezzarsi. Ma è bene ricordare che ciò che siamo dipende anche molto da come pensiamo di essere. Agire “come se” può aiutare a mettersi alla prova, sperimentando nuovi comportamenti, atteggiamenti, e anche nuovi pensieri ed emozioni. Non sempre avremo successo, ma vale la pena correre il rischio poiché avremo imparato di più su noi stessi, sui nostri limiti e sopratutto sulle nostre potenzialità.
Vivere esperienze e affrontare situazioni “come se” ci aspettassimo il meglio ci aiuterà ad avere maggiore apertura e fiducia. Ed ecco che alcune nostre credenze potranno essere “incrinate” e riusciremo ad aprire la nostra mente a nuove possibilità. Cambiare dunque è possibile, in alcuni casi auspicabile, e va fatto sempre e comunque per NOI STESSI. Non per soddisfare le aspettative altrui ma per stare bene con noi stessi (e con gli altri) e raggiungere gli obiettivi che per noi contano di più.

In conclusione, tutti noi abbiamo aspettative e credenze. Nessuno è immune. Più impariamo a riconoscerle e a renderle flessibili, più questa consapevolezza ci aiuterà a non ritrovarci in balia di profezie che si autoavverano. Possiamo partecipare attivamente alla costruzione della nostra realtà, raccogliere successi e insuccessi, trovare nuovi stimoli e diventare ciò che POSSIAMO e ciò che VOGLIAMO essere.

Il cambiamento è una porta che può essere aperta solo dall’interno.
(Tom Peters)

1 La profezia che si autoavvera non può di certo spiegare in modo esaustivo tutto ciò che riguarda la complessità della nostra realtà e il nostro divenire. La nostra vita si plasmerà anche in funzione del nostro assetto genetico, del contesto socio-culturale e storico, delle esperienze vissute e della lettura che ne diamo, ecc.

Dzenita Voltattorni M.

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