Rimproveri: sì o no?

Oggi parliamo di rimproveri, uno dei principali strategie educative che usiamo con bambini e ragazzi. E risponderemo subito alla domanda: rimproveri…sì. Ma ve ne poniamo subito due, molto più interessanti.

Perché?

Questa domanda può sembrare banale, ma credeteci, non lo è. Il rimprovero  educativo dovrebbe essere uno strumento educativo rivolto a chi “infrange una regola”, a chi commette un’azione inaccettabile in base alle norme famigliari e sociali, allo scopo di responsabilizzare e far comprendere l’errore commesso e le conseguenze delle proprie azioni.
Dovrebbe…ma ci siamo resi conto, osservando innanzitutto noi stessi e poi gli altri, che a volte noi adulti rimproveriamo per tanti altri motivi. Si tratta di ragioni che per ciascuno possono avere importanza, ma rischiano di farci perdere di vista l’obiettivo.
Abbiamo dunque pensato di distinguere il primo tipo di rimprovero, quello educativo, da un altro che abbiamo chiamato “rimprovero sfogo”. Questo tipo di rimprovero è quello in cui, per dirla in modo semplice, “ci si chiude la vena”. Non siamo più in grado di tollerare la frustrazione che ci provoca quel comportamento o quell’atteggiamento! L’ultima goccia è uscita dal vaso e i nostri polmoni sono pronti a infrangere la barriera del suono! Se ci pensiamo bene, ci verrà in mente un esempio…o anche 1000!
Le ragioni che portano a questa modalità di rimprovero possono essere legate a tematiche molto personali. Eccone qualcuna, ma ce ne sono davvero moltissime e ognuno può provare a individuare le proprie:

  • sentirci bravi genitori/educatori
  • dimostrare agli altri di saper gestire la situazione
  • interpretiamo i comportamenti di bambini e ragazzi solamente come “mancanza di rispetto”, trasformando il rimprovero in una sfida per stabilire chi comanda

Quanto appena detto ci porta dunque alla seconda domanda, altrettanto importante e altrettanto complessa.

Come?

Anche questa è una cosa fondamentale da chiedersi quando si rimprovera. Per quanto si possa avere ragione, per quanto l’azione compiuta possa essere grave, se non facciamo attenzione al nostro atteggiamento e alle nostra parole il rimprovero non sarà efficace.
L’arma più potente che abbiamo è la consapevolezza di noi stessi, delle nostre emozioni, di ciò che ci fa “scattare la molla”. Ma anche consapevolezza di chi abbiamo di fronte, sopratutto se lo conosciamo. Dobbiamo riflettere sulle parole che useremo e tenere in considerazione un gran numero di fattori non verbali: la nostra postura, il tono della voce, la posizione delle braccia, il nostro sguardo. Insomma, la cosa alle volte risulta sfiancante. MA NE VALE LA PENA!

Quali sono dunque gli elementi fondamentali per un rimprovero efficace?

  • Riferiamoci solo al comportamento o al fatto accaduto e non generalizziamo.
  • Assicuriamoci che il bambino e il ragazzo abbiano realmente compreso la ragione del rimprovero. L’obiettivo è far riflettere e responsabilizzare.
  • Va bene usare un tono autorevole e deciso, ma possiamo evitare di svuotare i polmoni gridando. Sappiamo bene che non funziona poi così bene questa modalità!
  • Evitiamo di aggredire, insultare o ricattare; piuttosto chiariamo sempre bene prima le conseguenze di determinati comportamenti
  • Cerchiamo di evitare che il rimprovero porti il bambino o il ragazzo ad arrabbiarsi o ad avere paura, poiché queste emozioni, come ognuno di noi sa bene, non aiutano a riflettere sui propri errori.
  • Proviamo ad essere il più possibile coerenti con quanto stabilito e se si fa un’eccezione alla regola, il motivo va sempre spiegato.

In conclusione, i motivi per cui rimproveriamo e le modalità con cui lo facciamo condizioneranno l’esito e l’efficacia del rimprovero stesso. Cerchiamo dunque di ricordare che i nostri obiettivi principali sono:

EDUCARE

RESPONSABILIZZARE

INSEGNARE

FAR RIFLETTERE

Sappiamo che non è sempre facile non cedere alla tentazione di ricorrere al “rimprovero sfogo”, ma dobbiamo provarci. Perché quello che diciamo e facciamo con i nostri bambini e ragazzi ha sempre delle conseguenze, nel bene e nel male. A questo proposito…
Mai sentito parlare della profezia che si auto-avvera? Approfondiremo questo interessante fenomeno in un articolo successivo.


Dzenita Voltattorni M.

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