GIOVANI E SOCIAL MEDIA: tra opportunità e rischi.

PERCHÉ È COSÌ IMPORTANTE PARLARE DI SOCIAL MEDIA?
Semplice. Perché questi strumenti fanno ormai parte della nostra quotidianità. L’ultimo report annuale di We are Social Hootsuite (Digital 2020) mostra che in Italia le persone persone passano sui social media in media 1 ora e 57 minuti al giorno.

QUALI SONO LE PIATTAFORME PIÙ USATE?
Sul podio troviamo YoutubeWhatsapp e Facebook. Seguite da InstagramTwitter e Linkedin.
Da menzionare necessariamente anche Tik Tok, molto amato dagli adolescenti.

QUALI SONO I VANTAGGI?
Eh sì! Perché non possiamo non prendere consapevolezza della grandi potenzialità dei social media.
Un risultato enorme è rappresentato dalla creazione dei social network, vere e proprie reti sociali, virtuali, che in modo semplice e rapido offrono la possibilità di:

  • CONNETTERSI con parenti e amici ovunque nel mondo;
  • CONOSCERE persone nuove;
  • CONDIVIDERE contenuti, pensieri, idee, passioni con persone che hanno interessi e bisogni simili ai nostri;
  • CONFRONTARSI con persone che hanno pensieri, idee e culture diverse.

I social media hanno creato opportunità nell’ambito del lavoro. Alcune piattaforme, pensiamo a Linkedin, offrono la possibilità di farsi conoscere da un punto di vista professionale e permettono di trovare e/o ricevere offerte di lavoro in molti settori. Molte aziende usano i social media per indagini di mercato e per far conoscere il proprio marchio, nonché per le attività di vendita. Lo sviluppo dei social media ha dato il via a nuove professioni.
I social media offrono la possibilità di informarsi e aggiornarsi in tempo reale su ciò che accade nel mondo. Le informazioni e le notizie relative a qualsiasi ambito (scientifico, politico, culturale, intrattenimento, ecc.) sono a portata di click!
Ultima, ma non meno importante, è la possibilità di svagarsi, l’opportunità di coltivare le nostre passioni (lettura, film, arte), ridere con un bel video comico, giocare, insomma di ricaricarci dopo una giornata faticosa.

QUALI SONO I RISCHI?
E anche qui è il caso di ripetere “Eh sì!”. Per ogni vantaggio, un rischio…anzi molti. I rischi esistono per tutti, indipendentemente dall’età, ma alcuni sono particolarmente forti quando si tratta di bambini e adolescenti. Vediamoli insieme.

Diminuzione della privacy
Usando i social, e in generale internet, dobbiamo divenire consapevoli che ciò che condividiamo (foto, video, dati) resterà in rete e ne perderemo in parte il controllo. Condividere contenuti personali può avere effetti negativi anche molto gravi, tanto da essere considerati reati:

  • furto d’identità
  • diffusione illecita di immagini
  • grooming, sexting, sextortion e pedopornografia
  • cyberbullismo (stalking)

Accesso alle informazioni
Chiunque può oggi condividere informazioni e postare ad esempio un articolo che sembra a tutti gli effetti attendibile poiché riporta le notizie con un linguaggio abbastanza scientifico o ragionevole. Ma dobbiamo imparare a discriminare le notizie per non rimanere vittima di fake news.

Conseguenze psicologiche e sociali
Oltre agli aspetti già visti ve ne sono altri che comportano effetti altrettanto negativi per la persona, anche se risultano forse meno evidenti o vengono percepite come non particolarmente gravi. Le interazioni che si hanno sui social si concretizzano alle volte in confronti poco costruttivi, ricchi di commenti feroci, insulti, svalutazione dell’identità personale. In alcuni contesti si può avvertire una certa pressione sociale, una modalità di interazione che potremmo definire  “noi contro loro”, “buoni contro cattivi”; vi è una tendenza ad “uniformare”, tale per cui se si ha un’opinione divergente si viene, insultati, isolati, espulsi.
Considerando questi aspetti è facile immaginare come un’interazione di questo tipo, in cui è centrale il tema del giudizio, possa avere, per bambini e ragazzi, conseguenze importanti da un punto di vista emotivo, relazionale e di sviluppo dell’identità. Inoltre le ricerche e gli articoli di cronaca mostrano dati allarmanti relativi a comportamenti di autolesionismo e suicidio, legati al fenomeno del cyberbullismo. A ciò si aggiunge anche l’insorgenza di condizioni tra cui disturbi depressividisturbi d’ansia e ultima, ma non meno importante, dipendenza.
Alcuni argomentano che esperienze negative sul web similmente a quelle nella vita non virtuale, aiutano a fortificarsi e ad imparare a difendersi. Non siamo del tutto d’accordo.
Nassim Taleb ha introdotto il concetto di antifragilità, in riferimento a quei sistemi che per fortificarsi hanno bisogno di essere “danneggiati”, che migliorano dopo aver affrontato un evento avverso. Se applichiamo questo principio alle persone vediamo che non si è più nell’ottica del “qualcuno è più vulnerabile/fragile mentre altri riescono a superare le avversità (resilienza)”. La persona ha un ruolo attivo nel dare significato agli eventi che vive e può imparare molto da ciò che la “danneggia”.
E allora chiediamoci: approcciarsi troppo presto ad una realtà che può avere rischi così importanti per il benessere psicologico di bambini e ragazzi è davvero il modo migliore per diventare “antifragili”?

QUALI SONO I FATTORI PROTETTIVI?
Quando si parla di social media il più potenti di tutti è la consapevolezza. E allora entriamo in gioco noi, gli adulti: genitori, insegnanti, educatori, tutor, baby sitter, ecc. Qualsiasi adulto cui spetta anche una funzione educativa può e deve conoscere e comprendere le nuove tecnologie. Porre confini e regole, ma sopratutto guidare i giovani verso un uso più consapevole dei social media.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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