Plusdotazione: iniziamo a conoscerla

Sheldon Cooper (Iain Armitaige) protagonista della serie televisiva Young Sheldon

Cos’è la plusdotazione? Chi sono i plusdotati? Essere plusdotato è sinonimo di successo nella vita? Cerchiamo di rispondere brevemente a queste domande. In Italia la plusdotazione è un argomento di recente interesse. In alcune parti del mondo, come gli Stati Uniti d’America o il Regno Unito, politiche scolastiche di ammissione e valorizzazione del potenziale riconoscono a questa tipologia di individui la possibilità di avere classi, docenti e materiale didattico adatto alle loro esigenze. Molteplici figure professionali collaborano assieme con l’obiettivo di nutrire e favorire l’emergere dei talenti, nell’accompagnarli nel corso della vita al fine di favorire l’espressione del massimo potenziale. In Italia oggigiorno la politica vigente non pare ancora essere aperta alla tematica, ponendo l’attenzione principalmente sulla riabilitazione e sul potenziamento di quelli che vengono definiti disturbi del neurosviluppo. Stereotipi e pregiudizi quali “chi è geniale avrà sicuramente successo nella vita“, “riuscirà a fare qualsiasi cosa facilmente” possono essere ancora oggi ascoltati e letti sui media. Una ricerca condotta dalla NAGC (National Association for Gifted Children, 2011) ha stimato che nel mondo approssimativamente tra il 5% e l’8% di tutti gli studenti possa essere definito accademicamente dotato. Con il termine individuo ad alto potenziale si identifica “una persona che mostra, o ha il potenziale per mostrare un eccezionale performance in una o più aree di espressione” (NAGC). Molti bambini, ragazzi ma anche adulti dotati e di talento sono stati erroneamente diagnosticati e/o non sono stati riconosciuti nemmeno dalle loro famiglie e dalla scuola. Tra le mis-diagnosi più comuni vi sono quelle di: Disturbo di Attenzione ed Iperattività (DDAI o ADHD), Disturbo oppositivo provocatorio, Disturbo Ossessivo Compulsivo, Disturbi dell’Umore, ecc. Il problema delle mis-diagnosi, e di conseguenza il rischio di “etichettare” a vita bambini e ragazzi plusdotati, è principalmente legato al fatto che vi è una quasi totale non conoscenza, tra i professionisti del settore, delle caratteristiche sociali, emotive e comportamentali della plusdotazione; molti aspetti tendono, infatti, ad essere erroneamente interpretati come segnali di patologia, anziché come espressione di intensità, creatività, curiosità, ecc. su cui lavorare. Vi sono però anche situazioni in cui alla plusdotazione si aggiungono caratteristiche realmente assimilabili ad una specifica patologia. In questo caso si parla di comorbidità e questo dovrebbe portare ad una doppia-diagnosi, aspetto però altrettanto difficile, di nuovo per via della non conoscenza della plusdotazione. In questo caso il rischio più frequente è che si osservi e riconosca esclusivamente la patologia, senza offrire al bambino/ragazzo e ai professionisti che lo seguono la possibilità di far leva sui punti di forza per intraprendere un trattamento adeguato. La plusdotazione può essere presente anche a fronte di una diagnosi correttamente effettuata rispetto a problematiche specifiche, quali il Disturbo di Apprendimento. La diagnosi di Dsa può risultare però più difficile perché alti punteggi di QI ed elevate abilità possono mascherarne le difficoltà. Un tempo si riteneva che l’elevato quoziente intellettivo fosse l’unico tratto distintivo di questa categoria di individui. Oggi la ricerca scientifica ha modificato tale concezione, giungendo a sostenere come la plusdotazione sia un concetto multicomponenziale, che tiene conto non solo delle competenze cognitive ma anche delle eccezionali qualità in altri domini quali il pensiero creativo, l’abilità psicomotoria, la capacità di leadership, l’attitudine accademica e le abilità nel campo delle arti visive e dello spettacolo (Zanetti, 2019). Il solo possedere un determinato talento in uno specifico ambito non è sinonimo di successo. Affinchè questo possa emergere, ed essere espresso è necessario che venga costantemente stimolato e riconosciuto. Quante volte ad esempio abbiamo sentito parlare di un “talento” che una volta cresciuto non ha saputo mantenere le aspettative che vi si erano create attorno? Cos’è il talento? Il talento non è qualcosa che si possiede o non si possiede, sono abilità che vengono sistematicamente sviluppate attraverso a. la continua generazione e creazione di nuove capacità da parte dell’individuo, b. la capacità di relazionarsi con gli altri e ricevere un arricchimento da questa relazione, c. la voglia e la motivazione di migliorare le proprie capacità in un ambito considerato interessante, d. le occasioni di sfida e di esercizio delle proprie abilità e tramite e. la costante ricerca di occasione nelle quali potersi mettere alla prova. Le figure vicine al plusdotato devono creare un contesto e opportunità tali da poter accompagnarlo nel percorso che dovrà intraprendere, ricordando sempre che colui che si ha davanti, per quanto possa essere intelligente o talentuoso, è pur sempre una persona. Una persona che può vivere difficoltà sociali, emotive e relazionali come tutti gli altri e che va accompagnata e riconosciuta in quanto tale. Nonostante le eccezionali competenze cognitive i gifted possono incontrare difficoltà ad adattarsi al contesto sia dal punto di vista didattico che sociale. Ad esempio in ambito scolastico il loro essere “diversi” rispetto ai compagni può portarli ad essere oggetti di prese in giro, isolamento o sofferenza emotiva. Alcuni per poter venire accettati possono arrivare a nascondere le proprie capacità, sminuendo il proprio talento, altri, avendo magari vissuto per molto tempo di “rendita”, riuscendo a fare ogni cosa facilmente senza bisogno di approfondire le proprie conoscenze, nel momento in cui la propria abilità intellettiva non è più sufficiente per sopportare le richieste scolastiche possono andare incontro a bocciature o drop-out scolastico. I bambini e gli adolescenti plusdotati manifestano uno sviluppo disarmonico caratterizzato da un livello avanzato e precoce da un punto di vista cognitivo e un livello adeguato all’età o un ritardo in merito alle competenze emotive e/o sociali, psicomotorie.
In conclusione affinchè un individuo plusdotato possa manifestare i propri talenti è fondamentale che il contesto gli fornisca tutte le opportunità e gli strumenti necessari perché possa stimolarne la curiosità e la competenza cognitiva, prestando al tempo stesso un occhio di riguardo alla sfera socioemotiva

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