L’importanza del ruolo genitoriale nello sviluppo del bambino

Le famiglie, oggi, si caratterizzano per una pluralità di forme: adottive, biologiche, affidatarie, monoparentali, con genitori dello stesso sesso.A prescindere dalla tipologia familiare è evidente il legame che unisce il bambino a chi si prende cura di lui, e ciò implica una suddivisione di responsabilità di doveri e ruoli nella diade, insieme a una competenza che il bambino presenta fin dalla nascita come individuo attivo e partecipe all’interno della relazione. Il ruolo del caregiver è fondamentale per sostenere lo sviluppo fisico, emotivo, relazionale e cognitivo del bambino. Il benessere dei bambini è universalmente affidato alle loro famiglie. È nella relazione con le figure di attaccamento che si organizza il sé del bambino fin dalle prime fasi di vita. Nella diade è molto importante il livello di condivisione di sintonizzazione affettiva perché grazie a questo il bambino riuscirà a riconoscere le emozioni. È bello e utile pensare alla famiglia come un contenitore affettivo, in cui il bambino riesce ad esprimersi, circondato da caregiver in grado di ascoltare e condividere con il bambino stesso, i propri stati emotivi.I genitori svolgono un ruolo essenziale, quindi, ed è impossibile ed assolutamente fuorviante pensare al benessere del bambino senza considerare i genitori come alleati del terapeuta e promotori del cambiamento. Il lavoro con i genitori, contestuale al lavoro con il figlio, è indispensabile per l’esito del trattamento. La madre ed il padre andrebbero sempre posti in una posizione di autorità e di competenza riguardo al proprio figlio, e il terapeuta deve cercare di unirsi a loro nell’esplorare le diverse modalità funzionali ad una graduale trasformazione del comportamento e delle reazioni emotive del figlio. Dentro la relazione con il terapeuta, sia i genitori che il figlio dovrebbero sentire riconosciuti i propri bisogni di salute e le proprie ferite aperte, senza designare vittime da una parte e colpevoli dall’altra. La letteratura ci insegna che gli aspetti genetici, temperamentali e neurobiologici, svolgono un ruolo importante nello sviluppo dei disturbi esternalizzanti, e predispongono il bambino ad una qualche forma di reattività o di deficit auto-regolativo innato. Questo però, prenderà pieghe diverse in funzione del contesto di relazione che andrà ad incontrare il bambino, caratterizzato da più o meno sicurezza o insicurezza. Nella costruzione di percorsi di sviluppo caratterizzati da sicurezza, le competenze dell’adulto in termini di sensibilità e responsività genitoriale tendono ad assumere maggior rilievo rispetto alle caratteristiche temperamentali e neurobiologiche del bambino. Se in passato, nei servizi di consulenza e presa in carico per l’età evolutiva era più frequente confrontarsi con i disturbi internalizzanti (disturbo d’ansia, separazione sociale, disturbo dell’umore e disturbi somatoformi), attualmente è in costante incremento la richiesta di aiuto ( da parte di genitori e insegnanti) dei cosi detti disturbi esternalizzanti (disturbo di condotta, oppositivo provocatorio, ADHD). In questi nuovi ambiti psicopatologici, i bambini letteralmente fanno uscire le loro aree emozionali critiche, scarsamente riconosciute, e mettono a dura prova le proprie figure relazionali. È in questa dimensione, è importante l’aiuto del terapeuta che, mediante un lavoro strutturato, è in grado di guidare il genitore nella maggiore comprensione degli stati emotivi del figlio e dall’altra parte, guidare il bambino nella gestione dei propri stati emotivi mediante modalità più funzionali. Nella prima infanzia i disturbi emotivi vanno intesi come “disturbi delle relazioni” è quindi necessario individuale eventuali rischi e accompagnare i genitori ad una buona integrazione dello stato emotivo del bambino e a lavorare sulla relazione. In questa dimensione, le informazioni provenienti dai genitori, i loro vissuti e le loro considerazioni sono di essenziali importanza. I genitori, all’interno del setting terapeutico, sono una preziosa risorsa. Il futuro del lavoro psicologico in età evolutiva è rappresentato dall’applicazione di efficaci modelli di valutazione e supporto alla genitorialità nella duplice funzione: educativa ed affettiva. Individuare precocemente eventuali vulnerabilità e fattori di rischio rappresenta il primo passo per sostenere la genitorialità stessa e promuovere uno sviluppo armonico. La possibilità di intervento in questo ambito clinico sono molti: dai tradizionali programmi di Parent training e alle più innovative procedure di videofeedback, in cui, rivedendo in modo vivido e attivante se stesso in relazione con il proprio figlio, in un contesto empatico e non giudicante, il genitore può acquistare quote sempre più elevate di auto-riflessività e consapevolezza del proprio funzionamento interpersonale e delle proprie risorse in termine di sensibilità e responsività verso i bisogni del figlio.

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